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Le Chiese

La Cattedrale (SS. Annunziata)

Nel luogo dove oggi sorge la cattedrale, c’era l’antica chiesa di San Giovanni. Più volte restaurata, di essa resta solo il campanile.
Il progetto della cattedrale (che è dedicata alla SS. Annunziata) è dell’architetto romano Andrea Vici, discepolo del Vanvitelli, il quale in quel periodo attendeva alla costruzione del duomo di Camerino. E’ considerata uno dei maggiori templi delle Marche per ampiezza, maestosità e purezza delle linee.
La cattedrale è divisa in tre grandi navate a forma di croce greca con pareti a stucco, pilastri e colonne di ordine corinzio. Al centro è predisposto il tamburo per la costruzione della cupola, mai realizzata. A partire dalla destra di chi entra, la prima cappella è dedicata alla Madonna del Rosario. raffigurata in un quadro circondato dai Misteri. È un dipinto del ‘500, di autore ignoto. Le tavolette che rappresentano i Misteri del Rosario risalgono al secolo scorso e sono, anch’esse, di autore ignoto. Sotto l’altare si conservano le reliquie di Santa Giustina Vergine e Martire. Percorrendo la navata, sempre sulla destra, c’è la cappella della Madonna della Misericordia, sotto il cui altare si conservano le reliquie (ossa e sangue) di S. Orso Martire, della legione Tebana, portate a Treia nel 1661. Presso l’altare si può ammirare il busto in marmo di Pio VII, opera di Pietro Tenerani, scultore neoclassico allievo del Canova.
L’altare del Sacro Cuore, dedicato in precedenza a Sant’Anna, madre della Madonna, conserva le reliquie di Santa Matrona Vergine e Martire provenienti dal cimitero di San Callisto.
In fondo alla navata si apre la Sagrestia. Avanti all’ingresso è murata un’iscrizione cristiana proveniente dalle catacombe di San Callisto (Roma). E’ in lingua latina scritta con caratteri greci Matrona filiae suae Matronae. Vero scrigno di tesori d’arte, la Sagrestia conserva: una lunetta della Deposizione di Cristo nel sepolcro di Vincenzo Pagani (1490-1568), un busto in argento di San Patrizio Vescovo, patrono della città e della diocesi di Treia, una tavola di Giacomo da Recanati in cui la Madonna appare al Beato Corrado da Offida presso il convento di Forano.
A sinistra dell’ingresso, nel piccolo tempio decorativo sopra il tumuletto di Atthoni Rainaldi, risalta il mosaico detto della Madonna del Fuoco. Il mosaico riproduce la protettrice di Forlì, detta Madonna del Fuoco, appunto, dopo un singolare episodio verificatosi nel 1428: un’antica xilografia stampata su carta comune era appesa ad un muro di una scuola di Forlì, sopra una tavola di legno. Si sviluppò un terribile incendio che ridusse tutto in cenere tranne l’immagine appesa al muro che rimase intatta.
Dalla sagrestia si accede al coro dell’emiciclo absidale, opera, come del resto i dieci portoni dell’edificio, di pregiata falegnameria. Sono stati realizzati nel 1813 da alcune maestranze locali: Giuseppe Sparapani, con i figli Antonio e Raffaele, e Nicola Bartoloni. Gli inginocchiatoi ai lati dell’altare maggiore provengono dal vecchio convento dei padri Agostiniani. La balaustra in ferro battuto e pomelli di ottone che delimita il presbiterio fu realizzata all’inizio del XIX secolo. Nel balconcino della parete nord del presbiterio è alloggiato un organo del XVIII secolo opera del celebre organaro Gaetano Antonio Gallico.
Dal coro si accede alla cappella del Preziosissimo Sangue dove, nell’arca sotto l’altare, riposa il simulacro del Cristo Morto che, donato alla cattedrale il 15 marzo 1884 da Pietro Testa, viene utilizzato da allora ogni Venerdì di Pasqua per inscenare il suggestivo rito della passione, morte e deposizione di Gesù.
Alla destra dell’ingresso della cappella, proprio di fronte al presbiterio, vi sono due pregevolissime opere. La Madonna della Colonna, che dà il nome alla cappella uno dei pochi reperti dell’antica collegiata (risale al XV sec. d.C.) e le statue di San Paolo e San Pietro che fiancheggiano il monumento al Cardinale Grimaldi.
Opera dello scultore Andrea Bregno (1418-1506), sono di marmo statuario e provengono dal sepolcro dell’imperatore Ottone II (morto a Roma nel 983 d.C.) situato nel portico dell’antica basilica costantiniana di San Pietro "ad portam Paradisi" in Roma, demolito con la parte anteriore della basilica all’inizio del XVII secolo per la realizzazione del progetto di Carlo Maderno.
Proseguendo nella navata in direzione dell’uscita, sulla destra si trova l’altare del Sacramento. È’ un lavoro del XVI secolo che il Capitolo della cattedrale comprò dai frati agostiniani di Sant’Angelo in Pontano. Fu restaurato e collocato nell’omonima cappella il 17 dicembre 1840. La pala su tavola centinata alle sue spalle, che raffigura l’Assunzione in cielo di Maria e Santi, è attribuibile ad Antonio da Faenza (1529). Le statue dei quattro evangelisti sono opera del maestro Pietro Martini da Pausola (l’attuale Corridonia).
L’ultima cappella, alla destra dell’uscita, è dedicata a San Rocco.
Oggi il quadro e la statua del santo sono stati destinati ad altra sede per ospitare nella cappella la statua di San Patrizio, patrono della città.